Il nostro apparato psichico è impegnato in un continuo lavoro al fine di mantenere un livello costante di sentimento di sicurezza e di benessere. Una sorta di equilibrio affettivo che contrasta le destabilizzazioni derivanti dal nostro mondo interno e dagli eventi del mondo esterno. Pensiamo a questo lavoro, non solo come scopo di adattamento di ogni individuo, ma, nel nostro caso, anche come la necessaria risposta alle difficoltà di chi intraprende un percorso di formazione alla pratica psicoterapeutica, a causa delle sollecitazioni e dei movimenti interni che l’incontro con l’altro e l’accoglierne i bisogni e le sofferenze comporta.
Uno dei compiti sostanziali della nostra Scuola è di sostenere, chi decide di compiere la scelta di diventare psicoterapeuta con noi, ad affinare e mantenere la propria disposizione all’ascolto di chi chiede aiuto.
Ogni individuo costruisce degli specifici mezzi di adattamento per poter mantenere degli adeguati sentimenti di sicurezza e benessere. Anche i sintomi possono essere compresi come dei tentativi di mantenere uno stato di equilibrio psichico e di raggiungere il maggior livello di sicurezza e benessere.
Quando questi tentativi, per qualsiasi ragione, falliscono, l’individuo può essere spinto a intraprendere una psicoterapia.
Uno degli scopi del trattamento psicoterapeutico psicoanalitico è di aiutare i pazienti a tollerare ciò che fino allora è stato inaccettabile: i nostri aspetti infantili che fanno insorgere conflitti dolorosi.
“Poiché non possiamo essere soddisfatti dall’affermazione di Freud che l’analisi mira semplicemente a rendere conscio l’inconscio o a rimpiazzare l’Es con l’Io, dichiariamo le nostre idee circa lo scopo dell’analisi. Il nostro modo d’intendere è che l’analista mira ad aiutare il paziente ad accettare, se del caso, i suoi aspetti di desiderio infantili che hanno suscitato conflitti dolorosi e che diventano minacciosi nel corso del suo sviluppo. Di conseguenza, gli analisti si cimentano nel compito di far sì che il paziente sia in grado di tollerare i derivati di queste parti di sé nel suo pensiero e nelle sue fantasie consce. Per dirla in un altro modo, lo scopo analitico principale è di far sì che il paziente diventi amico delle parti in precedenza inaccettabili di sé, per intrattenere buoni rapporti con le fantasie e i desideri che prima erano minacciosi. Fare ciò, significa che l’analista deve assicurare, per mezzo delle sue interpretazioni e del modo in cui le porge, un’atmosfera di tolleranza di tutto ciò che è infantile, perverso e ridicolo, un’atmosfera che il paziente può rendere parte del suo atteggiamento nei confronti di sé stesso, che può internalizzare insieme con la comprensione che ha raggiunto nel suo lavoro congiunto con l’analista” (Joseph e Anne Marie Sandler, 1984).
Queste affermazioni, ben rappresentano la nostra idea di quali siano gli scopi di una Psicoterapia Psicoanalitica, evidenziano come lo strumento fondamentale del lavoro dello psicoterapeuta sia il terapeuta stesso e ci rinforzano nella nostra convinzione che la formazione in Psicoterapia Psicoanalitica debba riguardare, soprattutto, la persona del terapeuta.
Questo, costituisce il nostro punto di riferimento nello studio della teoria e della pratica psicoanalitica e nello svolgimento delle nostre attività di formazione.